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Laura Martinozzi d’Este, fille de France, dux Mutinae
Studi intorno a Laura Martinozzi reggente del Ducato di Modena (1662-1674)
a cura di Sonia Cavicchioli, con saggi di Roberta Iotti, Anna Rosa Venturi, Sonia Cavicchioli, Gian Luca Tusini, Alessandra Chiarelli
Il Bulino edizioni d’arte, Modena 2009
pp. 175, immagini colore e b/n
Il volume, a cura di Sonia Cavicchioli, si compone di cinque saggi attraverso i quali viene affrontata la complessa figura di regnante e committente d’arte
di Laura Martinozzi d’Este, nipote di Giulio Mazarino per parte di madre, moglie del duca di Modena Alfonso IV d’Este e duchessa reggente
in nome del figlio minorenne per ben dodici anni (1662-1674), unica donna nella millenaria storia estense ad avere mai retto i destini dello stato e della
dinastia per un tempo così lungo, e nella piena autonomia degna di un sovrano assoluto. A Roberta Iotti è affidato il profilo biografico della protagonista, con approfondimenti relativi alla sua azione di governo e alla rilevanza politica della sua reggenza nella complessiva vicenda del ducato modenese (Da fille de France a dux Mutinae); Anna Rosa Venturi analizza i sontuosi apparati genealogici e funerari estensi, principalmente affidati alle certosine ricognizioni archivistiche di padre Domenico Gamberti (Programmi genealogici estensi negli apparati funerari del Seicento modenese); Sonia Cavicchioli, sulla scorta di documenti inediti e di approfondite ricerche, ricompone il ricco mosaico delle committenze artistiche martinozziane nel solco del rinnovamento barocco già promosso dal suocero di lei, il famoso duca ritratto da Gian Lorenzo Bernini, Francesco I d’Este (Una principessa dall’animo grande); Gian Luca Tusini firma un’accurata disamina dello stemma nuziale di Laura e dei suoi principali motivi araldici, ancor oggi eloquenti testimoni di una femminilità tanto volitiva da guadagnarsi il muratoriano titolo di “virile”
(L’araldica virile di Laura Martinozzi duchessa di Modena); infine, Alessandra Chiarelli ridipinge il pur esiguo panorama musicale modenese degli anni di
Laura, con inevitabili richiami alle magnifiche committenze dei duchi melomani precedenti e seguenti la stessa reggenza martinozziana
(Laura e la musica nella vita culturale estense: continuità di una tradizione). Il volume è corredato da un fascicolo di immagini con rimandi nei testi.
Laura Martinozzi d’Este
Nata quasi certamente a Roma nel 1639 (ma alcuni documenti lasciano supporre il 1635), figlia del conte fanese Girolamo Martinozzi e di Margherita Mazzarini
(sorella del potente cardinale Giulio Mazarino, primo ministro e consigliere di Anna d’Austria, poi di Luigi XIV), Laura Martinozzi è la figura femminile di
maggior rilievo nella storia del ducato modenese, colei che si meritò persino il titolo di Dux Mutinae per avere governato con molta saggezza e per ben dodici
anni in qualità di duchessa reggente a nome del figlio minorenne Francesco II d’Este. Nota alle cronache mondane fin da giovinetta per via della sua naturale
appartenenza all’esclusivo club delle Mazarinettes, le belle, colte, ambiziose e capricciose nipoti di Mazarino che tanto chiasso fecero alla corte di Francia
essendo ambite dai migliori partiti del regno, Laura fu fidanzata al Serenissimo Principe Alfonso d’Este (figlio del duca Francesco I e di Maria Farnese)
nella prospettiva di una salda alleanza tra Modena e il trono dei Borboni, e quindi sposata a lui per procura il 27 maggio 1655. Il matrimonio cominciò sotto i migliori auspici, ma dopo avere dato alla luce tre figli, tra cui l’erede maschio, ella rimase prematuramente vedova nel 1662 di Alfonso IV, uomo dalla salute minata che regnava da appena quattro anni e si spegneva a soli ventotto d’età. La conseguenza di quel lutto ricadde interamente su di lei, che venne subito nominata reggente dello stato per il figlio ancora infante, e con piena approvazione della famiglia D’Este, la quale negli anni a venire l’avrebbe poi sempre appoggiata e sostenuta apprezzandone il fine intuito politico e lo spirito di sacrificio consacrati alla cura del ducato. Laura Martinozzi, infatti, riuscì in una doppia, difficile impresa: da un lato, imponendo balzelli alla popolazione ma anche alla corte, e limitando al massimo le spese personali e di palazzo, risanò le esauste finanze statali ereditate dal suocero e dal marito; dall’altro continuò i lavori nei magnifici cantieri barocchi già avviati da Francesco I , in cima a tutti il Palazzo Ducale di Modena (oggi sede dell’Accademia Militare) e la “delizia” di Sassuolo, oltre a promuovere lei stessa il rifacimento interno della chiesa di Sant’Agostino, la costruzione della chiesa di San Carlo e la fondazione del monastero della Visitazione (oggi sede della caserma “Montecuccoli”) attiguo alla residenza ducale. Tanta dedizione e un ottimo governo non le valsero tuttavia il rispetto del figlio Francesco che nel 1674, a soli quattordici anni, si dichiarò maggiorenne, esautorò la madre dal potere, si proclamò duca e prese a regnare sullo stato con uno stile gaudente e scialacquatore in tutto opposto a quello severo e frugale di Laura. Per scelta tanto inevitabile quanto consapevole, la Martinozzi si ritirò allora a vita privata, o meglio raminga, vagando in qualità di illustre ospite tra le maggiori corti d’Italia e d’Europa (Londra, Parigi, Bruxelles) e morendo infine a Roma il 19 luglio 1687.
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a cura di Sonia Cavicchioli, Laura Martinozzi d'Este, fille de France dux Mutinæ, Il Bulino
edizioni d'arte, Modena 2009
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